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Dati ISTAT, segnali di ripresa nell'economia, ma l'Italia sempre più vecchia Attualità

Nei giorni scorsi il delegato dell'Istituto di Statistica ISTAT ha presentato alla camera dei deputati il quadro dell'Italia nel 2015 e per i primi mesi del 2016. Un quadro che se dal punto di vista economico fa ben sperare, visti i leggerissimi segnali positivi che si sono registrati, dall'altro mostrano una Paese poche prospettive, Soprattutto per i giovani, e con una popolazione in deciso calo. Il lungo periodo di recessione partito dal 2008, ha visto l'Italia tra i Pesi europei che ha vissuto le difficoltà economiche con maggiore intensità. La crisi finanziaria mondiale degli anni 2008/2009 ha portato al collasso dei flussi commerciali internazionale. In Italia si è registrata una breve ripresa negli anni dal 2010 fino al terzo trimestre 2011 fino al settembre 2011 per poi subire, con l'avvento del governo Monti negli anni 2012/2013 un'interruzione della ripresa ed una contrazione dell'attività economica oltre a tensioni con l'Unione Economica e Monetaria europea. A distanza di molti anni sembra finalmente che inizi a registrarsi una debolissima risalita in termini di spesa delle famiglie. Una maggiore spesa probabilmente dovuta anche alla creazione di posti di lavoro con il jobs act. Una misura che però, sembra non aver portato i benefici necessari visto che tra i giovani si continuano a registrare alte percentuali di disoccupazione. Altro elemento critico del rapporto ISTAT è la diminuzione della popolazione residente in Italia con un serio decremento anche tra i residenti con cittadinanza italiana. La popolazione residente in Italia fa registrare 139 mila unità in meno mentre i cittadini italiani sono 179 mila persone in meno. Come se non bastasse l'Italia rientra tra i Paesi più vecchio: per 100 giovani di età inferiore ai 15 anni ci sono 161 persone di età pario o superiore ai 65 anni. Si continua a registrare un sostanziale calo delle nascite in Italia. Preoccupante poi il bilancio dell'occupazione giovanile. Un dato su cui maggiormente è stata focalizzata l'attenzione anche perché può essere considerata diretta conseguenza di tutto ciò che accade intorno. Dal rapporto ISTAT infatti si evidenzia come oltre il 70% dei ragazzi tra i 25 e i 29 anni vive ancora in famiglia. I fattori possono essere molteplici come ad esempio l'allungamento del percorso formativo ma anche la difficoltà estesa di entrare nel mondo del lavoro. Ad influire probabilmente è proprio quest'ultimo punto visto l'aumento sostanziale dei NEET ("Not in Education, Employment or Training" - persone non impegnate nello studio, né nel lavoro e né nella formazione) nel 2015 ciò di giovani che non studiano e non lavorano. Difficoltà che potrebbero anche derivare dall'allungamento dell'età pensionabile. Il Jobs act che inizialmente era stato accolto con favore, sembra non essere in grado di offrire la soluzione adeguata al problema disoccupazione giovanile. Secondo esperti servirebbero in questo caso misure e scelte di lungo periodo e non temporanee per cambiare dei tassi di occupazione che vedono in Italia differenze enormi tra occupati over 50 e giovani tra i 15 e i 34 anni, con 2 milioni e 300 mila giovani fino ai 29 anni che non lavorano e non studiano -unotv-

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