Così sono stati scoperti i ladri delle zone industriali. Il lavoro dei “segugi” dei carabinieri. Ecco le aziende svaligiate e danneggiate nel Vallo di Diano


I segugi. Sono ancora loro i protagonisti di questi arresti. I segugi della Compagnia di Sala Consilina, i carabinieri in borghese che fanno parte del Nucleo operativo. Hanno lavorato per circa un anno, inseguendo celle telefoniche, targhe di auto, pedinando orme tecnologiche e scoprendo gli sbagli della banda di professionisti. Sono partiti da due guanti, gli uomini guidati dal capitano Davide Acquaviva e dal tenente Gaetano Ragano. Due guanti abbandonati in uno dei tanti luoghi colpiti dai ladri: almeno 29. E da lì, insieme alle intercettazioni, alle celle agganciate dai cellulari e grazie anche ad appostamenti sono riusciti a fermarli dando così esecuzione ad un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Lagonegro, Mariano Sorrentino. I quattro di etnia rom, pluripregiudicati, sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di furti aggravati ai danni di capannoni industriali in tutto il territorio nazionale, così come gli altri tre denunciati. Il capo del campo nomadi di Arzano, detenuto nella casa circondariale di Avellino, era evaso durante la rivolta del carcere di Foggia e poi catturato. Si tratta di Costel Tudorache, capo anche della batteria. Gli altri tre sono: Alexandru Leonte, Ionut Enache e Florentin Tanase. L’azione era sempre la stessa: nel pomeriggio partivano dal campo nomadi di Arzano con un’auto scelta dal parco macchine del campo, guidata sempre da Leonte. Usando l’autostrada o l’A1 o l’A2, colpivano le zone industriali. Se il colpo andava a buon fine tornavano con le auto rubate con Leonte che faceva da staffetta, altrimenti il “palo” aveva il compito di recuperare i complici sull’autostrada, dribblando le forze dell’ordine e non facendo sconti in caso di posti di blocco (come si evince da alcune intercettazioni). I furti aggravati, erano caratterizzato dall’individuazione dei capannoni di zone industriali a ridosso delle autostrade del Sole e del Mediterraneo – utilizzate poi come vie di fuga – si entrava scardinando le serrande con autovetture, usate come arieti, o flex portatili. La refurtiva veniva caricata a bordo veicoli industriali e automezzi rubati sul posto. Sono almeno 29 i colpi messi a segno nelle zone industriali di Ferentino, Colleferro, Anagni, Frosinone, Narni, Atena Lucana, Sala Consilina, Polla e Lauria. Il bottino era vario: attrezzi da lavoro, pneumatici, matasse di rame, generi alimentari pregiati e materiale informatico, del valore complessivo di circa 300.000 euro. Aver bloccato la razzia ha difatto stroncato una fiorente attività economica idonea ad alimentare mercati “paralleli”. I carabinieri hanno recuperato e restituito 18 veicoli per un valore di 150.000 euro. I furti nel Vallo di Diano sono stati messi a segno nella Orbitel Italia, Lammardo Cono, Perrone Legno, Pessolano lavorazione in ferro, Vetromarket, Centro reviosioni Città Vallo, Food Garos, Adra, Gruppo Marotta, Officina meccanica Atinate, Pneumatici e ricambi,-italia2tv-

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